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Quali sensazioni, quali timori, quali paure ha vissuto quando nel vicinissimo 24 Marzo 1999 gli F16 americani hanno cominciato a sganciare bombe su Pancevo e sulla Serbia in generale? Sono nato e sempre vissuto in una cittadina della Serbia di nome Pančevo nei pressi di Belgrado, dall’altra parte del Danubio. Si tratta probabilmente di uno dei posti più noiosi al mondo. Sinceramente non pensavo alla guerra, tanto meno pensavo che Pančevo fosse una delle prime città ad essere bombardata. Rimasi sorpreso quando la nubi nere (effetto dei bombardamenti) s’innalzarono sulla mia città, anche se fui per tempo avvisato da un mio amico tedesco sul probabile conflitto: aveva sentito il rumore degli F16 che stavano decollando da una base vicino a casa sua ! Nonostante mi fosse stato consigliato di abbandonare la mia città presi mio malgrado la decisione di restare a Pančevo, con i miei famigliari al seguito, perché sono convinto che se deve succederti qualcosa, succede comunque.
Stiamo vivendo una situazione internazionale particolarmente difficile, Bush è pronto alla guerra, ma per uno come lei,che ha vissuto quegli orrori quando sente nominare la parola guerra, cosa prova? Sai, quando uno ha vissuto sulla propria pelle un conflitto, nella fattispecie i bombardamenti, ha paura che la situazione si ripeta. Mia moglie è particolarmente in apprensione perché ha parenti in Iraq. La comunità internazionale, in particolare gli USA, crede che l’unico modo per risolvere i problemi sia l’uso della guerra.
A cosa è servita allora la guerra contro i serbi per mano statunitense? Gli americani, secondo lei usano la guerra come business? L’imminente attacco all’Iraq è un modo per risollevare l’economia dopo quello che è successo l’11 settembre? La guerra contro i serbi?! Bè, è servita solo a seminare morte e distruzione, nonché a rafforzare la figura del dittatore Milosevic e ciò potrebbe ricapitare con Saddam Hussein. Sicuramente tutti coloro che fanno guerra lo fanno per business; mi ricordo che gli USA fecero dei veri e propri esperimenti in Serbia. Noi serbi eravamo delle cavie per verificare l’efficacia di nuove armi. Gli armamenti vanno testati, ma ovviamente non nel tuo paese. E se ti si presenta l’occasione,bisogna sfruttarla!
Come ci ha raccontato in precedenza, i bombardamenti NATO durante la loro campagna hanno portato sicuramente solo morte e distruzione, Lei avrà visto i bambini piangere, le madri disperate! Che scenario si “apriva nei suoi”occhi? Come viveva la gente? La gente era disperata, le madri affrante, tutto era esasperato al massimo. La gente, nel tentativo di scappare, si avvicinava alle contraeree serbe (obbiettivo principale NATO) e per questo persero la vita migliaia di persone.
Lei ha redatto il libro “Lettere dalla Serbia” e lo ha fatto tramite la posta elettronica. Via internet le sue e-mail hanno fatto il giro del mondo! Cos’ ha significato per lei l’uso della tecnologia in regime di guerra? Nel poco tempo che separava un bombardamento dall’altro, scrivevo le e-mail e le inviavo ai miei amici più cari per aggiornarli sulla situazione. Non sempre mi era possibile scrivere, a causa dell’interruzione della corrente elettrica dovuta ai bombardamenti. Tornando alla guerra, continuo a ritenere molto importante una distinzione: un conto sono le persone (gli abitanti di una nazione), un conto la gente che le governa. La guerra non ha interrotto la mia amicizia con molti cittadini statunitensi. Anzi, durante i bombardamenti ci scambiavamo molte e-mail !
E adesso parliamo di fumetti… fare fumetto cos’è per Lei? Cosa l’affascina di questo mondo? Da chi le è stata tramandata questa passione? Fare fumetto per me è un lavoro e una piacere allo stesso tempo. È un modo stravagante ma istruttivo di associare una cosa divertente ad un argomento “non proprio divertente” come la guerra. L’ambiente in cui vivo ha influito parecchio sulla sceneggiatura dei miei fumetti. Questa passione è nata da mia madre, una grande collezionista di fumetti di ogni genere ! Mamma legge spesso i miei fumetti anche se a volte trova una particolare difficoltà nel tradurli, visto che per lo più sono scritti in lingua inglese.
Ricordiamo che Alexandar Zograf oltre ad essere un affermato fumettista è anche un ottimo giornalista di musica rock. La seconda geometri in collaborazione con il nostro giornalino inaugurerà un rapporto di comunicazione con degli studenti di una scuola di Pančevo e il loro giornalino scolastico: “Haos”. Tra le due redazioni dei giornali si instaurerà un vero e proprio gemellaggio con articoli in comune sia sul tema della guerra che su argomenti molto cari a noi giovani come la musica, lingua ufficiale di tutti i popoli capace di abbattere qualsiasi pregiudizio !
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